È iniziato il countdown per l’atteso Mbitu di Taurianova che si tiene ogni anno il 29 agosto nella cittadina della Piana, a Piazza Macri, un evento che alza ufficialmente il sipario sulla festa della Madonna della Montagna, patrona della città, che viene festeggiata nei giorni 7,8 e 9 settembre.

Nei prossimi paragrafi andiamo a raccontarvi questa grande tradizione di Taurianova: la storia, il modo in cui si svolge e perché vengono bruciati gli steli secchi di lupini i luppinazzi, il significato profondo che si nasconde dietro a questo evento ed il programma per U Mbitu di Taurianova 2022.

U mbitu di Taurianova
U Mbitu di Taurianova – Piazza Macrì 29 Agosto

U Mbitu di Taurianova: la storia ed il significato

Il termine dialettale reggino u’mbitu significa “invito”. Invito, cioè, alla novena e alla festa successiva che i cittadini di Taurianova (allora Radicena) facevano a tutti gli abitanti delle campagne e dei paesi del circondario. Anticamente infatti in mancanza di altri mezzi di comunicazioni, il fumo del falò e il chiarore del fuoco, che veniva visto da tutti i paesi del circondario data la posizione in cui si trovava Radicena, era un chiaro segnale per tutti che il giorno dopo sarebbe iniziata la novena della Madonna della Montagna.

Il significato religioso di U’Mbitu i Taurianova

Naturalmente la tradizione ha radici profonde che vanno anche al di là della devozione alla Madonna della Montagna e ancora prima del cristianesimo e datano certamente durante il paganesimo e il culto del fuoco come affermano illustri studiosi. Nella Bibbia il fuoco è segno di Dio e ornamento delle sue manifestazioni. Ricordiamo il roveto ardente che non si consumava visto da Mosé, sul monte di Dio, l’Oreb, nel quale gli si manifestò Dio stesso, (Cfr. Esodo 3, 1-6). Ricordiamo, inoltre, l’altra manifestazione di Dio sul monte Sinai: “Il monte Sinai era tutto fumante, perché su di esso era sceso il Signore nel fuoco e il suo fumo saliva come fumo di una fornace” (Esodo 19, 16-20).

Nella Bibbia, inoltre, il fuoco oltre ad essere considerato un genere di prima necessità (Cfr Siracide 39,26), è utilizzato per il sacrificio (olocausto vuol dire bruciare tutto). Si pensi ad Abramo che prende con se “fuoco” e “coltello” per andare a sacrificare il figlio Isacco sul monte, ma Dio glielo proibisce (Cfr Deuteronomio 18,10). La potenza consumatrice del fuoco è usata anche contro il male e i malfattori: 2 Maccabei 10,6 (contro i bestemmiatori), Deuteronomio 7, (contro gli idoli, Apocalisse 18,8 (contro Babilonia).

In Matteo 3,10, l’albero che non produce frutto è gettato nel fuoco. Il fuoco genera luce e il Signore, che all’inizio ha creato la luce (Cfr Genesi 1,3), si manifesta spesso nel segno del fuoco e della luce. Dalla teofania del roveto ardente (Esodo 3,2) alla manifestazione della sua presenza nella colonna di fuoco durante la notte e nella nube di fuoco durante il giorno che accompagna il popolo ebreo attraverso il deserto: “Il Signore marciava alla loro testa di giorno con una colonna di nube… e di notte con una colonna di fuoco, per far loro luce, così che potessero viaggiare giorno e notte”, (Esodo 13,21-22 e 40, 37-38). Un’azione che trova il suo vertice nel Nuovo Testamento dove sintomaticamente il battesimo cristiano viene assimilato al fuoco (Mt 3,11 ) e dove lo stesso Gesù si presenta come luce e come colui che è venuto a portare il fuoco sulla terra: «Sono venuto a portare il fuoco sulla terra e come vorrei che fosse già acceso» (Lc 12,49).

Perché vengono bruciati i luppinazzi?

Perché sono scelti gli steli di lupini e non altro materiale, combustibile lo stesso, come ad esempio rami di ulivo o di agrumi di cui la nostra zona è ricca. La spiegazione la conoscono bene gli anziani della zona che conoscono le leggende sorte intorno alla figura della Madonna. Una leggenda, infatti, racconta che durante la fuga della Sacra Famiglia, in Egitto, perché inseguita dai soldati di Erode, che avevano ricevuto l’ordine di uccidere tutti i bambini, la Madonna, vedendo arrivare i soldati, si nascose in mezzo ad un campo di lupini secchi che al suo passaggio fecero tanto rumore da richiamare l’attenzione dei soldati. La Madonna per questo maledisse i lupini esclamando:

chimmu ndaviti la mia amarizza.

Infatti i lupini da allora sono amari – racconta ancora la leggenda – e solo una lunga lavorazione riesce ad addolcirli un po’. Quindi i taurianovesi bruciano i lupini e non altro materiale infiammabile, per vendicare un torto subito dalla Madonna. Molti dei nostri anziani ricordano che fino ad una trentina di anni fa, i luppinazzi venivano offerti per grazia ricevuta o per voto alla Madonna, dai massari delle campagne di Radicena, specialmente dalla zona di Sambiase.

I lupini nella piana di Gioia Tauro, ormai da moltissimi anni, non vengono più coltivati ed è diventato difficile procurarseli. Negli anni ottantal’allora Presidente del Comitato Feste Giovanni Scarfò, dopo una lunga ricerca in molte zone vicine e poi nelle zone del Poro e del Vibonese è riuscito a “scoprire” uno dei pochi, ultimi, coltivatori di lupini: il Sig. Antonino Colloca, che nelle campagne di Vena Superiore, Frazione di Vibo Valentia, infatti, coltivava ancora i lupini che, in quella zona, vengono chiamati “jaracurdi”. Il signor Colloca insieme alla famiglia li coltiva e li estrae a mano, senza cioè l’ausilio delle moderne mietitrebbie, facendo un faticoso lavoro, per devozione alla Madonna.

luppinazzi vena di jonadi
Volontari del comitato della Madonna Montagna di Taurianova impegnati nel prendere i luppinazzi a Vena di Jonadi.

U Mbitu di Taurianova: la festa del 29 agosto

Il giorno di U Mbitu di Taurianova è il 29 agosto. In passato fin dalle prime ore del mattino, arrivavano i carri, trainati dai buoi bardati a festa e con l’immancabile immagine della Madonna fissata da un nastro sulla testa, carichi di luppinazzi e li scaricavano in piazza, davanti alla Chiesa, dove la sera venivano accatastati per essere bruciati.

luppinazzi taurianova

Tanti ricordano ancora i massari che portavano sui loro grandi carri trainati dai possenti buoi i luppinazzi che avevano coltivato apposta per il falò dell’invito. Avevano i terreni a Sambiase o a Gagliano, o a Contrada Olivitello o a contrada Casolaro. Poi il Sindaco accendeva il fuoco e dalle fiamme che si alzavano se erano alte o basse, se diritte o giravano verso qualche direzione, se il fuoco scoppiettava o meno, i nostri progenitori traevano dei significati, degli auspici, per il futuro andamento della festa, o del tempo, o degli affari, o dei lavori. Alla fine del falò, ognuno prendeva un po’ di cenere che portava a casa, come una reliquia sacra e riponeva agli angoli delle stanze e sopra le soffitte, contro le intemperie e poi spargeva nei campi per renderli più fecondi.

L’accensione è stata fatta sempre dal Sindaco o dal Commissario Prefettizio della città o, comunque, dal primo cittadino eletto o nominato, in forma ufficiale, cinto con la fascia tricolore di primo cittadino e accompagnato dai componenti della giunta comunale, e da tutte le autorità cittadine civili e militari. Dall’anno 2002 il falò viene acceso dal Sindaco e dal Parroco insieme. Per i taurianovesi, l’accensione dei luppinazzi, è l’atto più solenne del primo cittadino, anzi è stato sempre l’atto che ha consacrato la sua autorità di fronte al popolo. Nessun atto, nessun comizio, nessun gesto, seppur solenne o importante, ha avuto mai l’assenso del popolo come l’accensione del falò. Recitavano i versi di una antica poesia dialettale dedicata ad un Sindaco:

Ndavi l’onori ca davanti a chiazza
‘na vota a l’annu aduma i luppinazza

Prima e dopo l’accensione del falò, inoltre vengono esplosi i fuochi artificiali, mentre durante il falò, le campane della Chiesa suonano a festa. Verso le ore 20, il Sindaco e la Giunta, i Consiglieri Comunali e tutte le Autorità Civili e Militari della città, si riuniscono presso la sede del Comitato Feste. Come ci sono tutti, il Presidente del Comitato prende la parola, saluta e da il benvenuto a tutti. Alzando poi un bicchiere di spumante, formula un brindisi di augurio per la buona riuscita della festa e sottolinea l’importanza della presenza della Madonna per la città di Taurianova e l’importanza della festa come occasione privilegiata per vivere insieme intorno alla Patrona, sentimenti di fede, di pace e amicizia. Il Sindaco rispondendo ringrazia il Comitato per l’impegno profuso e augura a tutta la città di ritrovare, con l’aiuto della Madonna, la fiducia per un cammino di progresso e di civiltà. Subito dopo, il Sindaco e il Presidente del Comitato seguiti da tutti gli intervenuti, preceduti dalla Banda Musicale che intona una marcia gioiosa, tra due ali di folla plaudenti, raggiungono la piazza dove, qualche volta dal palco, il Sindaco ha rivolto il suo messaggio di augurio a tutta la città. Subito dopo ancora Sindaco e Parroco con una torcia, accesa dal Presidente del Comitato, tra gli applausi della popolazione, accende il falò. Le fiamme alimentate dagli steli secchi di lupino si alzano alte tra la gioia e la commozione generale. Anche se antichissimo, il rito del falò suscita sempre un brivido di emozione. Ogni anno, sono migliaia le persone intorno al falò e per l’occasione, in paese, ritornano molti emigrati. 

Programma U Mbitu Taurianova 2022

Quest’anno la cerimonia di apertura di U Mbitu i Taurianova inizierà come di consueto alle 20:00. Subito dopo il falò, alle 22:00, ci sarà lo spettacolo musicale di Tony Esposito

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